Politica Politica interna

Elezioni 2018: i giochi iniziano solo ora

Dopo la recente tornata elettorale è ad urne chiuse che si decide il futuro governo del Paese: nessun partito e nessuna coalizione ha infatti i numeri per una maggioranza nelle due Camere. Si aprono così le trattative per possibili alleanze in grado di assicurare stabilità all’Italia.

Centrodestra 37%, Movimento 5 Stelle 32%, Centrosinistra 23%. Sono questi i risultati delle elezioni politiche del 4 Marzo, una consultazione che, come cinque anni fa, non porta a maggioranze certe. Probabilmente la situazione è da considerarsi ancor più instabile rispetto a quella del 2013, vista l’aspra contrapposizione tra la coalizione più votata, quella di Centrodestra, ed il primo partito, il Movimento 5 Stelle, che da solo ha ottenuto il doppio dei voti della “capolista” dell’alleanza azzurra, la Lega. Ci troviamo divisi tra due Italie: una settentrionale e centrale dominata dal Centrodestra e una meridionale dove i pentastellati sono egemoni. Poche tracce della sinistra: il Partito Democratico riesce a vincere solamente 40 seggi all’uninominale tra Camera e Senato, sparsi tra l’Emilia, il Trentino, la Toscana, Roma e Milano; solo in Toscana il partito di Renzi riesce ad ottenere la maggioranza dei voti. Un disastro. Ciononostante, questo grande sconfitto potrà giocare un ruolo importante nella formazione del nuovo governo. Pertanto, un’elezione senza vincitori né vinti. 

Sia il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che il segretario della Lega, Matteo Salvini, sostengono che l’incarico di governo debba essere assegnato a loro stessi; è pertanto evidente che l’impegno più gravoso andrà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nelle prossime settimane indirà una serie di consultazioni per verificare quale tra le formazioni elette in Parlamento può essere in grado di formare una maggioranza stabile.

Si può pensare a diversi scenari ragionando sui seggi di cui dispongono le singole liste e coalizioni alla Camera e al Senato: Centrodestra, 265 (C) e 137 seggi (S); Movimento 5 Stelle, 227 (C) e 112 seggi (S); Centrosinistra, 122 (C) e 60 seggi (S); Liberi e Uguali, 14 (C) e 4 seggi (S). Per avere una maggioranza, un governo deve essere sostenuto da almeno 316 deputati e 158 senatori.

Scenario 1: Movimento 5 Stelle + Partito Democratico + Liberi e Uguali

Prima di preannunciare le proprie dimissioni dalla Segreteria del PD, l’ex premier Matteo Renzi ha ribadito che nella diciottesima legislatura il suo partito sarà all’opposizione, facendo sfumare, di fatto, ogni speranza di larghe intese coi 5 Stelle. Non solo, anche il Presidente del partito, Matteo Orfini, e uno dei leader della minoranza democratica, Andrea Orlando, hanno escluso ogni trattativa con il movimento fondato da Beppe Grillo. Nonostante ciò, è stato confermato al Fatto Quotidiano che sarebbero già in corso delle trattative tra i due partiti, e l’assenza del segretario Renzi, prossimo alle dimissioni, e notoriamente inviso ad un accordo col movimento fondato da Beppe Grillo, potrebbe favorirle, benché quest’ultimo abbia espresso l’intenzione di lasciare la guida del PD solo dopo la formazione del nuovo Esecutivo. Tuttavia, la maggior parte degli elettori del Partito Democratico si ritrova d’accordo con l’ex rottamatore, non dimenticando sicuramente, con un pizzico di rancore, il secco no di Grillo alla richiesta di larghe intese da parte di Bersani nel 2013. Alla riluttanza del Centrosinistra ad un’intesa coi pentastellati contribuisce anche il fatto che la campagna elettorale è stata da Renzi impostata in termini antagonisti rispetto al Movimento 5 Stelle, e il segretario dimissionario l’ha a chiare lettere ribadito in questi mesi: «Noi siamo alternativi ai 5 Stelle».

Un’ala degli ex Democratici di Sinistra (ora minoranza nel partito) sarebbe già disposta a sostenere un governo di larghe intese. Inoltre, le dimissioni del contestato segretario potrebbero riavvicinare alcuni membri di Liberi e Uguali al Partito Democratico. Ed è proprio  la nuova formazione di sinistra nata nel Dicembre dello scorso anno che potrebbe rafforzare un’eventuale alleanza di governo tra PD e pentastellati; sin dalla campagna elettorale i vertici di LeU non hanno mai escluso un’alleanza post-voto con entrambi questi partiti.

Una maggioranza costituita dal Movimento 5 Stelle (227 seggi alla Camera; 112 al Senato), dal Partito Democratico (112 seggi alla Camera; 53 al Senato) e da Liberi e Uguali (14 seggi alla Camera; 4 al Senato) potrebbe contare sul supporto di circa 353 deputati e 169 senatori.

Scenario 2: Movimento 5 Stelle + Lega

Un altro scenario da non sottovalutare è quello che vede un governo di larghe intese tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, che condividono, di fatto, più punti in comune di quanto ci si aspetti, soprattutto per quanto riguarda temi come il lavoro (in particolare l’abolizione della Legge Fornero), l’economia (nei rapporti con l’UE) e l’immigrazione, seppur usando toni diversi. Tuttavia si tratterebbe di un dialogo complicato: Matteo Salvini dovrebbe rinunciare a Palazzo Chigi per sostenere un premier del Movimento 5 Stelle, in quanto quest’ultimo dispone di molti più seggi della Lega. Non è tutto: per l’intera campagna elettorale, Di Maio ha ribadito di essere aperto alle larghe intese, a patto che venga rispettata l’agenda del M5S, e non è escluso che spinga affinché venga formato un governo monocolore restando fedele alla lista di ministri presentata qualche giorno prima delle elezioni (fatto che si presenterebbe anche con una maggioranza M5S+PD+LeU). In questo caso la Lega dovrebbe sostenere l’esecutivo esternamente, senza esprimere alcun ministro e contribuendo ben poco al programma di governo; ciò sarebbe inaccettabile per il partito guidato da Salvini.

Un’eventuale maggioranza formata da Movimento 5 Stelle e Lega (121 seggi alla Camera; 58 al Senato) dovrebbe essere sostenuta da circa 348 deputati e 170 senatori, ai quali si potrebbe unire anche Fratelli d’Italia, con i suoi 32 membri della Camera e 18 del Senato.

Scenario 3: Centrodestra + Partito Democratico

L’ipotesi certamente più improbabile, non solo per via dell’apparente riluttanza del PD alle larghe intese, ma anche per le differenze enormi e inconciliabili tra quest’ultimo e i partiti azzurri, primo tra tutti, la Lega. Nonostante quest’alleanza porterebbe la maggioranza ad un numero altissimo di seggi, si tratterebbe comunque di un governo fortemente instabile, che potrebbe cadere da un momento all’altro, viste le continue tensioni tra i partiti membri. Soprattutto considerando gli asti intercorsi fra Matteo Salvini e il partito di Matteo Renzi.

Una maggioranza di Centrodestra-sinistra potrebbe contare sul supporto di 377 deputati e 190 senatori.

Scenario 4: Centrodestra + gruppi minori

Al Centrodestra basterebbero solamente 51 parlamentari alla Camera e 21 al Senato per avere una maggioranza. Pertanto, non è escluso che in mancanza di altre possibilità alcuni parlamentari dell’opposizione decidano di lasciare il loro partito per sostenere un governo azzurro, formando un piccolo gruppo parlamentare, sulla falsariga di ciò che è successo per i governi Renzi e Gentiloni.

Come già citato, alcuni esponenti del PD, ma anche gli espulsi dal M5S per lo scandalo dei rimborsi, potrebbero quindi decidere di passare alla maggioranza.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Scenario 5: scioglimento anticipato delle Camere

Nel caso in cui non fosse possibile formare una maggioranza stabile, il Presidente Mattarella potrebbe decidere di scogliere le Camere e indire nuove elezioni: uno scenario piuttosto utopico, in quanto comporterebbe ancor più instabilità nel panorama politico italiano. Ovviamente, andando al voto con lo stesso sistema elettorale, le differenze tra i risultati del 4 Marzo e quelli di una nuova consultazione sarebbero con ogni probabilità minimi. Ciò è anche stato dimostrato da un sondaggio dell’esperto Alessandro Amadori, che vede il Movimento 5 Stelle e la Lega in crescita, rispettivamente al 34% e al 20%, il PD in discesa al 16%, Forza Italia al 12%, Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali stabili, col 4% e il 3%. Poco, pertanto, cambierebbe.

L’unico scenario immaginabile sarebbe quello di un governo ponte che si occupi della formulazione e dell’adozione di una nuova legge elettorale, per poi dimettersi permettendo a Mattarella di sciogliere anticipatamente le Camere e indire nuove elezioni.

di Alex Lung

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