Cultura Teatro

Due sanguinari mattacchioni

David Lescot è un matto scocciato. Elvira Frosini e Daniele Timpano, invece, pure. Questo è ciò che ho pensato appena uscito dal Teatro India, dopo aver assistito a Gli Sposi – Romanian Tragedy.

Andiamo con ordine. È venerdì, mezzogiorno: mi arriva un messaggio del buon Lorenzo su Whatsapp, trattasi di un link. Lo ignoro bellamente fino alle 18 passate, poi mi decido ad aprirlo (quanta pazienza, il buon Lorenzo!) e vengo catapultato sul sito del Teatro India, di fronte a una sinossi che recita: «Daniele Timpano ed Elvira Frosini portano in scena la loro nuova creazione, Gli sposi – Romanian Tragedy, la storia di un’ordinaria coppia di potere, Nicolae Ceaușescu ed Elena Petrescu, che hanno governato la Romania per oltre vent’anni. Il più sinistro tra i tiranni dei Paesi del blocco comunista e sua moglie, dittatori capricciosi e sanguinari, per oltre vent’anni, come dei moderni Macbeth e Lady Macbeth dei Balcani, hanno seminato la paura nel popolo rumeno per poi finire sommariamente giustiziati davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989».

«Cheppalle», penso tra me e me. Esattamente così, scritto tutto attaccato e con due “p”. «Daje», gli rispondo entusiasta. Stabiliamo di andarlo a vedere quella domenica. Flash forward: domenica, tre e un quarto. Il buon Lorenzo mi notifica che, a causa di un imprevisto, non potrà venire con me a teatro; mi esorta, tuttavia, ad andarci lo stesso: è sicuro che ne varrà la pena. «Cheppalle», penso tra me e me. «Daje», gli rispondo (un’ora più tardi. Sant’uomo!), entusiasta.

Così qualche ora dopo entro in sala, tutto solo e un po’ scocciato, avvolto dal gelo della prima domenica fredda qui a Roma da due mesi a questa parte. Quando ne esco, sono tremendamente frastornato, e non solo perché nel frattempo mi sono buscato un febbrone a 38 e mezzo, ben più di quanto la mia robustissima costituzione da sollevatore di polemiche mi permetta di sopportare: tutto mi sarei aspettato da uno spettacolo su uno dei dittatori più duri che il mondo abbia conosciuto dopo la dipartita di Hitler, meno che di ridere a crepapelle dall’inizio alla fine.

Come dicevo, David Lescot è un matto scocciato. Il drammaturgo francese, classe 1971, autore della commedia messa per la prima volta in scena nel 2014 da Anne-Laure Liégeois, esplora un tema classico della letteratura teatrale, rifacendosi apertamente ai personaggi di Macbeth e lady Macbeth per raccontare la storia di Nicolae Ceauşescu ed Elena Petrescu. Il topos shakespeariano è però completamente stravolto: al contrario della loro controparte scozzese, gli sposi romeni non hanno né la statura dei grandi geni criminali, né alcun tipo di connotazione tragica, né la complessità psicologica dei migliori personaggi del Bardo. Sono piuttosto una coppia di cialtroni incoscienti e un po’ naive, sinceramente buffi e inevitabilmente adorabili. Due pagliacci pasticcioni che – quasi per caso – si sono trovati a ricoprire il ruolo di sanguinari dittatori, senza però comprenderne a fondo le implicazioni. La loro storia ce la raccontano in prima persona, in una sorta di “monologo a due” ricco di ironia, sarcasmo e pura comicità. La traduzione, a cura di Attilio Scarpellini, non fa rimpiangere nemmeno per un secondo la lingua originale: il testo è ben ritmato, spigliato, coinvolgente e complesso, senza alcuna caduta di stile.

Come dicevo, Elvira Frosini e Daniele Timpano sono una coppia di matti scocciati. Fra i due, registi oltre che protagonisti della commedia, regna un’intesa perfetta: nei loro rapidissimi scambi di battute non sbagliano un tempo comico, uno sguardo, un gesto; sono sempre nel posto giusto al momento giusto, e per tutta la durata dello spettacolo il ritmo non cala mai. E questo è ancor più impressionante vista la notevole complessità dello script, ricco di battute tanto serrate e virtuosistiche che basterebbe una piccola esitazione per rovinarne l’effetto comico; eppure questo non avviene mai, né gli attori si fermano a questo, in quanto la caratterizzazione dei loro personaggi è veicolata da una mimica studiatissima e minuziosa, che avvicina ancor di più i Ceauşescu a una coppia di pagliacci che salta, balla e si agita sul palco, senza però sfociare mai nel grottesco, e tirando fuori fragorose risate dalle pance del pubblico. Il lavoro registico non è da meno: nonostante la solita scenografia assente che fa tanto “teatro contemporaneo di livello”, la gestione delle luci non ha sbavature, e la comparsa sul palco di oggetti di scena quali sedie e microfoni diventa spesso l’occasione di strappare qualche sorrisino ghignante, anche solo per i movimenti studiatissimi con cui i due li trascinano al loro posto. D’altronde è evidente come i primi a divertirsi un mondo nel fare quel che fanno sono proprio loro, i due attori e registi; e, in un mondo in cui attori e registi spesso bravi nemmeno la metà di loro si prendono sempre tremendamente sul serio, scusate se è poco.

Una menzione speciale la meritano le musiche scelte per accompagnare lo spettacolo: aver visto l’Elena Petrescu di Elvira Frosini che balla con piglio serissimo e fare sbarazzino sulle note della versione in lingua romena di una canzone della Carrà è un’emozione che credo mi accompagnerà per il resto della vita, e che difficilmente sarà superata da qualunque altra emozione possa regalarmi il teatro.

Insomma, quando una volta tornato a casa ho comunicato al buon Lorenzo che si era perso una gran figata di spettacolo, lui ha messo da parte la sua solita, signorile compostezzae ha cominciato a imprecare contro la sorte beffarda; e questo è esattamente il tipo di reazione che dovrebbe avere chiunque abbia mancato Gli Sposi – Romanian Tragedy.

di Davide Rubinetti

Nella mia grande ignoranza e nella mia grave mancanza a teatro, soprattutto quando so che non verrò deluso, non posso che dire solo delle sagge parole riguardo ciò che è legato indirettamente allo spettacolo. Per quanto riguarda il Teatro India, non penso che abbisogni di presentazioni, ma data la mia impreparazione riguardo l’evento teatrale, sprecherò due parole, due, riguardo il teatro.

Gli esterni del Teatro India

Il Teatro India si trova a Lungotevere Vittorio Gassman, n. 1. Perché non ha bisogno di presentazioni? Perché fa parte di quei grandi teatri famosi nella capitale, legato al Teatro Argentina e al Teatro Torlonia. L’India rappresenta l’innovazione nel teatro delle star, grandi nomi, ma anche molta sperimentazione. Se debutti all’India sei qualcuno e ti sei fatto il nome con spettacoli caratterizzati da una base artistica innovativa, personale. Bene, se l’India è spesso indice di qualità, come entra in questo teatro lo spettacolo Gli SposiRomanian Tragedy di David Lescot? Lo spettacolo si presenta all’India in quanto prodotto da PAV. E cos’è PAV? PAV è una fondazione che nasce nel 2000 a Roma grazie a due fondatrici: Claudia Di Giacomo e Roberta Scaglione. Questa fondazione è impegnata nel creare collaborazioni e scambi per favorire la mobilità e la circolazione delle opere attraverso la costruzione di reti nazionali ed internazionali. Questi paroloni stanno qui scritti per dirvi che questa organizzazione permette uno scambio di testi fra drammaturghi e registi di tutto il mondo. Ecco come un testo contemporaneo francese raggiunge la scena dell’India vicino al Ponte dell’industria.

PAV è molto altro chiaramente, ma io sono un fannullone e dico quanto serve ai miei scopi, i quali sono semplici: spingere voi, cari lettori, ad interessarvi alle proposte teatrali e magari, con un po’ di fortuna e tanta determinazione, farvi andare a teatro. Quindi, se siete inesperti di teatro e volete delle novità, volete prodotti di respiro internazionale, PAV, con le sue proposte culturali, è quello che dovete assolutamente seguire. E il caro signor Davide mi sembra abbia apprezzato questo prodotto francese. Apprezzato anche dai collaboratori di PAV in Romania, che stanno organizzando una tournée nazionale per questo spettacolo. Uno spettacolo con un futuro, ecco cosa vi siete persi al teatro India. Ma ancora molto potete cogliere seguendo PAV…

di Lorenzo Bitetti

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