Cultura Teatro

Va pensiero, ma non oltre il dovuto

“Va Pensiero”, uno spettacolo di Marco Martinelli, per la regia di Marco Martinelli ed Ermanna Monatanari, al Teatro Argentina.

Il Teatro Argentina è da tutti riconosciuto come un importante teatro di Roma. In quanto teatro importante, esso si sente autorizzato ad effettuare determinate decisioni che in ogni caso verranno accettate dal pubblico. Una di queste decisioni è il listino dei prezzi. Per uno studente, un biglietto per uno spettacolo al Teatro Argentina costa 20 euro, un biglietto intero 40 euro. Una famiglia formata da due genitori e due ragazzi andrebbe a pagare un totale di 120 euro per vedere un solo spettacolo. Il prezzo è alto. Considerando quanto sia impegnativo economicamente per una persona normale andare a teatro, si va a considerare lo spettacolo. Così si va a vedere Va Pensiero. Ebbene, è uno spettacolo che risulta ben strutturato, ma non all’altezza di quei prezzi.

Partiamo dalla drammaturgia. Il soggetto è molto interessante, è una storia vera, con un impegno sociale sotto, un messaggio forte riferito non semplicemente a chi sta guardando lo spettacolo, ma più nel preciso agli Italiani. È molto bella la struttura corale che ha il testo, ogni personaggio è una macchia in un processo più grande. Tutti i personaggi sono elementi di progetti che si intrecciano e che sono più grandi dei singoli. Il discorso corale è molto interessante, ma un personaggio non è inserito nel coro. Questo personaggio è il sindaco, interpretato da Ermanna Montanari. Guardando subito la locandina si capisce che quello è un personaggio particolare, distaccato, forse il protagonista. Il tutto è ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto in una piccola città dell’Emilia Romagna. È una storia di corruzione, di lotta contro la mafia. Nello specifico, lo spettacolo racconta di questo vigile urbano che, nel tentativo di difendere i suoi onorevoli valori, si trova a scontrarsi da solo contro poteri più forti di lui. L’arroganza dei potenti non ferma l’eroe che porta avanti la sua causa fino alle conseguenze più estreme. Da questo si capisce che il protagonista è il vigile urbano, eppure questo personaggio è solo una macchia in questo turbine di avvenimenti.

Il sindaco della città in questione appare in tutto e per tutto il protagonista. Si distingue in molte occasioni, è il personaggio che si trova più spesso in scena ed è l’unico che ferma la narrazione e racconta le sue motivazioni. Alla luce di questo monologo tutti gli altri personaggi sembrano correre al servizio della narrazione, la loro breve storia è per presentarsi e se fanno monologhi in breve spiegano la loro posizione. Nessun personaggio sta nelle stesse condizioni del primo cittadino, che diventa anche il personaggio più interessante. Nel suo monologo pone anche direttamente delle domande al pubblico di tipo etico, si scopre delle sue difese (che mostra durante tutto lo spettacolo contro gli altri personaggi) per presentare il suo nudo pensiero al pubblico. È un personaggio che si abbandona al giudizio del pubblico chiedendo loro di comprendere la sua condizione. È senza dubbio il personaggio più importante, ma non si comprende come possa essere considerato un protagonista. Se il soggetto fosse un concetto astratto, come ad esempio la corruzione, allora sarebbe stato più corretto dare a tutti lo stesso spazio. Se la narrazione avesse raccontato la storia del sindaco, allora avrebbe avuto senso. Ma il sindaco è presente solo in funzione della vicenda che vede coinvolto il vigile urbano. E allora?

Inoltre, un personaggio che sembra essere così fondamentale non diventa facile da recitare. Ermanna Montanari non è sempre all’altezza di questo ruolo. Il momento peggiore lo raggiunge nel monologo, quando la sua voce rauca e gutturale, amplificata dal microfono, la conduce monotona per diversi minuti ribadendo lo stesso concetto. Bisogna dire che tutto lo spettacolo non brilla di una grande recitazione. Il problema è nella sua natura corale; in diversi punti manca di ritmo, si perde. Nonostante sia uno spettacolo corale, non tutti i personaggi vengono inclusi nel coro e questo non solo si nota, ma non funziona per la messa in scena. La recitazione in generale non è male, ma non è eccezionale.

Riguardo il coro, in scena ne sono presenti costantemente due: il complesso dei personaggi che vivono le vicende ed il coro verdiano. Ecco un’altra bella ed interessante caratteristica di questo spettacolo: il coro musicale. Il coro verdiano cambia in base alle tappe in cui lo spettacolo viene rappresentato, in questo caso la Corale Polifonica Città di Anzio. Questo è un progetto molto particolare, non solo perché rende mutevole questa figura, ma perché questa scelta crea un legame fra la compagnia che viene e il luogo in cui viene ospitata; sul palco non ci sono solo degli “stranieri” ma c’è anche il pubblico, c’è una rappresentanza della comunità di cui il pubblico fa parte. Nel reparto musica, un complimento particolare lo merita il maestro Stefano Nanni, il quale non solo segue il coro, ma accompagna lo spettacolo con degli strumenti.

Non si può non parlare della scelta di far cantare alla platea insieme al coro l’ultima composizione dello spettacolo, Va Pensiero sull’ali dorate, di Giuseppe Verdi. È la composizione di rappresentanza per lo spettacolo e l’idea di far cantare il pubblico è legato ad un concetto di comunità teatrale a cui è legato tutto il progetto. È normale che la platea, colta alla sprovvista e disabituata alla partecipazione diretta allo spettacolo non interagisca, ma è comunque bello il tentativo. Il discorso riguardo la creazione di una comunità teatrale che si riunisce di sua spontanea volontà è poi ancor più rafforzata dall’intervento del regista Marco Martinelli, il quale a fine spettacolo decide di dire qualche parola riguardo il contenuto del messaggio, presentando la persona che ha vissuto il fatto di cronaca, il vero vigile urbano, il quale anche lui si esprime riguardo quanto narrato.

Lo sfondo della scena viene utilizzato per proiettare sia video e foto riguardanti quello che succede in scena, sia i nomi dei posti in cui si svolgevano le vicende. Quest’ultima scelta frena un po’quella fantasia che invece viene stimolata attraverso una scenografia minima, pulita e quasi spoglia. La scenografia libera e il collocamento ben precisato dalle scritte è come un recinto dove sfogare la propria fantasia: ecco lo stimolo della fantasia, ma ecco anche la frenata, il recinto. In determinati momenti viene proiettato un video che ritrae lo scorrere della lava, un’allusione alla corruzione che lentamente sta scorrendo mentre avvengono i fatti. Bella come idea. Lava che con il suo colore si lega al colore che tutta la scena aveva, rosso. Il rosso dominava in questo spettacolo, ma qui c’è un errore di messa in scena in relazione allo spazio teatrale. L’Argentina ha un sipario e delle quinte di lusso, un rosso sopra questa struttura non fa che amplificare una cornice prestigiosa. Qualsiasi messaggio che si voleva dare con il colore aveva bisogno di un rimodellamento della scena.

Quindi alla fine risulta uno spettacolo fatto bene, ma realizzato malino. Non può andare oltre il 7, oltre al fatto che non è uno spettacolo per quei prezzi, anche se questo è più che altro una colpa del teatro. Non si può evitare che uno spettacolo assuma un significato in base allo spazio teatrale che decide di utilizzare.

di Lorenzo Bitetti

«Non può andare oltre il 7», scrive Lorenzo; «Magari ci arrivasse, al 7», ribatto io. Uno spettacolo pretenzioso, mal recitato e terribilmente costoso, che tratta un tema importante come la strenua resistenza alle mafie in un modo colpevolmente banale ed insufficiente, raccontando per altro la storia vera di chi contro le mafie ci si è battuto sul serio. Eppure l’esempio di Donato Ungaro, il vigile urbano alla cui figura e vicenda si ispira Va Pensiero, si perde nella mediocrità imperante di uno spettacolo noioso. «Sventurata la terra, che non ha eroi!», gridava Brecht in Vita di Galileo; doppiamente sventurata, mi permetto di chiosare, perché, quando pur li ha, le manca chi sappia raccontare le loro gesta.

di Davide Rubinetti

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