Cultura Teatro

Il canto di Tangeri

La povertà, la fame, gli abusi; le avventure, i lavori occasionali, le passioni struggenti; le prostitute, i principi, i poeti; il successo, la fama, le discriminazioni, le lotte, le repressioni, i timori, i dolori, l’esilio. Come ci si può accontentare di una vita normale?

Forse l’unica vera critica che si possa muovere all’opera scritta da Silvano Spada, e diretta e interpretata da Gianni De Feo, riguarda la sua eccessiva “convenzionalità”: dopo lo spettacolo straniante offerto da La Bambola Spezzata, che tanto ci aveva entusiasmati, avevamo creduto lecito aspettarci qualcosa che, a livello registico e di messa in scena, fosse altrettanto onirico e pirotecnico; invece Tangeri, in scena all’Off/Off Theatre di Roma dal 5 al 10 Marzo, si muove su tutt’altri binari, meno tortuosi e, per l’appunto, ben più “convenzionali”. È ovvio tuttavia che una critica come questa non stia in piedi: ogni spettacolo è un sistema a sé, e sebbene personalmente (e soggettivamente) avrei preferito di gran lunga qualcosa di più audace e originale, d’altro canto un autore è libero di fare della propria creatura ciò che preferisce, specialmente quando – come in questo caso – le scelte artistiche non risultano in alcun modo banalizzanti e limitanti e sono portate avanti con la stessa maestria e attenzione.

La struttura dello spettacolo è semplice: Gianni De Feo, nei panni del famoso cantante, ballerino e attore spagnolo Miguel de Molina, racconta la sua vita, ripercorrendo le tappe di una biografia che si fa romanzo, a tratti piquaresco, a tratti storico. A far da sfondo le vicende della Spagna che si avvia verso e attraversa il franchismo e di un’Europa che, come il resto del mondo, si prepara a una nuova Guerra Mondiale. A rompere la banalità di un genere ampiamente rodato e non nuovo al palcoscenico dell’Off/Off – si ricordi ad esempio La Confessione, di cui vi parlammo (bene) qualche mese fa – è la storia di David, scrittore esasperato da una vita ordinaria e vuota e che ne sogna una piena di eccessi e passioni, come fu quella di de Molina, e organizza una fuga verso Tangeri, vero e proprio Paradiso della Perversione tanto caro ad artisti di ogni epoca.

Il lavoro svolto da De Feo, tanto come attore quanto come regista, è impressionante: canta, balla, si dimena, riempie i suoi personaggi e li trasforma in persone, li accoglie in sé al punto da sembrarne posseduto, ha una presenza scenica che gli permette di tenere il palco da solo per tutta la durata dello spettacolo senza mai permettere allo spettatore di abbassare l’attenzione. Merito anche delle splendide musiche (alcune parte del repertorio di Miguel de Molina, la maggior parte composte per l’occasione , tra cui spicca il pianoforte poliedrico di Adriano D’Amico), che, come già ne La Bambola Spezzata, non si limitano ad accompagnare il racconto ma lo enfatizzano ed esaltano, dialogano con l’attore e descrivono lo stato d’animo del personaggio molto più vividamente di quanto potrebbe fare qualsiasi monologo, introducendo un ulteriore grado di introspezione e di analisi. In ultimo lo script, come detto di Silvano Spada, è asciutto ma non privo di “virtuosismi”, e ben si adatta alla performance istrionica dell’attore.

La scenografia merita un plauso a parte: il palcoscenico è arredato come una semplice sala da pranzo, un tavolo, qualche sedia e poco più; sulla parete di fondo, però, si stagliano tre schermi rettangolari, disposti come i fornici di un arco di trionfo: quello al centro è maggiore in altezza e larghezza rispetto ai due ai suoi fianchi, di grandezza tra loro identica. Su di essi vengono proiettate ora immagini che fanno da sfondo alla narrazione, ora foto e video che fungono come un vero e proprio “supporto multimediale”,  come se gli schermi fossero vere e proprie finestre sull’attualità dei protagonisti; ma soprattutto vengono fatti brillare di colori accesi e puri – il blu e il rosso sopra gli altri – che feriscono gli occhi dello spettatore e lo immergono in un’atmosfera irreale, fatta di ricordi melanconici, dolci e dolorosi.

De Feo si riconferma dunque prima di tutto un Autore, capace di infondere la propria personalità in ognuno dei suoi lavori, anche quando affronta un genere classico nel teatro contemporaneo, quello della biografia, e in grado di proporre stimoli sempre nuovi e originali al suo pubblico sia in veste di attore che di regista.

di Davide Rubinetti

Tangeri, uno spettacolo sulla vita di Miguel de Molina, cantante spagnolo, scritto da Silvano Spada, diretto ed interpretato da Gianni De Feo. Uno spettacolo musicale, pienamente nelle corde di De Feo, come mostra anche la sua formazione. Egli inizia la formazione drammatica nel 1975, studia molto le tecniche del mimo e di movimento. Studia canto alla Schola Cantorum Saint Jacques, e forse è proprio qui da ricercare il suo legame con il cantante spagnolo Miguel de Molina. Nato nel 1908 a Malaga, in Spagna, e morto nel 1993 a Buenos Aires, in Argentina, questi è un cantante in distico, costretto all’esilio, dopo essere stato torturato perché repubblicano ed omosessuale dal regime franchista e mai più tornato stabilmente in Spagna. De Feo, oltre ad avere nella sua formazione una parte dedicata al canto ed alla musica, debutta proprio nel genere varietà ed in diverse lingue. Infatti, il nostro attore ha un passato in lingua francese e spagnola . Quale migliore attore se non uno che sia anche cantante e che abbia vissuto quel genere di spettacolo che aveva vissuto de Molina?

Per conoscerlo meglio, fra le sue canzoni più famose possiamo trovare: La Bien Pagá, Te Lo Juro Yo, Don Triquitraque.

di Lorenzo Bitetti

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